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Giu

Intervista a Maurizio Digiuni

È stato per anni l’anima de “Il Porticciolo” e adesso si è lanciato in una nuova affascinante avventura: dal mare è tornato alle colline ed ha iniziato ad occuparsi di enoturismo: oggi intervistiamo Maurizio Digiuni!

Ci racconti di lei: come è iniziata la sua esperienza nel mondo della ristorazione?

Io posso dire che vengo dalla campagna ed ho sempre fatto lo stagionale negli chalet, collaborando per diversi anni con il ristorante il Porticciolo. Si può dire che ho fatto una carriera al contrario, rispetto a quella di altri colleghi: da ragazzino sono stato cameriere, poi ho gestito dei ristoranti e solo successivamente ho iniziato a cucinare: è stata una vocazione che è nata nel tempo, non ho una formazione scolastica classica, ma ho sviluppato e seguito la mia passione legata alla ricerca della materia prima, dei prodotti tipici e locali e di come poi raccontarli e svilupparli nel piatto, il tutto unito a tanta voglia di fare.

 Maurizio ha fiducia nel fatto che le persone ricominceranno a viaggiare e spostarsi? E le Marche sono pronte a spronare e ad accogliere nuovi visitatori?

Questo sarà sicuramente un anno di transizione, se non torneranno nuovi focolai, ma ci sarà bisogno anche di aria nuova, di ripensare il turismo, il mondo della ristorazione anche in un modo diverso. Ci vorrà del tempo secondo me…noi pagheremo lo scotto più di ogni altro…il nostro è un paese turistico. Credo che si riprenderà quel discorso interrotto che riguarda soprattutto le Marche, però sarà sempre un anno così così…ci sono anche cambiamenti politici, ci sono nazioni che adesso hanno il cerino in mano. Insomma sicuramente ci sarà una flessione che deve essere anche un’occasione per ripensare il discorso turistico, non solo a livello nazionale, ma soprattutto anche a livello locale. Io credo in una personalità che è stata troppo trascurata: adesso bisogna ricominciare, ma in un’altra maniera, senza nazionalismo e proclami. Mancano un po’ le figure che parlano del nostro territorio in maniera trainante.

Io organizzo e collaboro nell’organizzazione di eventi nell’ambito del vino da anni, collegati in maniera strettissima con la cultura: il teatro, la poesia, portare tutto questo in campagna fino a non molto tempo fa era impensabile.

Il nostro è un territorio che è cresciuto, ma va prestata attenzione alla filiera corta, anzi cortissima: e quindi bisogna acquistare dai piccoli agricoltori, dai piccoli allevatori. Fare rete è fondamentale! Dobbiamo fare “goal”: quindi il progetto è ambizioso ma va portato avanti!

Invece per quanto riguarda l’ospitalità, qui si può sognare di essere liberi, respirare senza mascherina, ma il Covid ha colpito anche le persone da un punto di vista psicologico, quindi non tutti si sentono pronti a spostarsi

L’azienda con cui collaboro, la Tenuta Cocci Grifoni, è molto conosciuta sul territorio e questo porta a fare crescere i contatti, e questo fa sì che sicuramente è una bella carta da giocarsi per il futuro: mi entusiasma molto! Ovviamente tutto richiede tempo.

Come è cambiato (se è cambiato) il suo modo di vedere il mondo della ristorazione dopo la pandemia?

Nel momento stesso in cui è scoppiato il covid-19 mi sono iniziate ad arrivare una serie di proposte lavorative. Ovviamente ero spaventato, perché sapevo che sarebbe stato difficile ed ero inevitabilmente preoccupato. Ho deciso di non proseguire la mia esperienza negli chalet ed è stata una scelta giusta visto il momento che stiamo vivendo tutti. Ho cambiato totalmente mondo, sono tornato alle mie amate colline ed ho iniziato a collaborare con un’azienda vinicola, associando la mia esperienza nella ristorazione al mondo del vino: adesso mi occupo di enoturismo.

 

Come ha conosciuto Accademia Chefs? Che impressione ne ha riportato? Pensa che la regione avesse bisogno di un centro formativo di questo livello? Cosa apprezza maggiormente del loro mondo?

Con Accademia Chefs è stato un approccio dettato dalla curiosità e nato grazie ad amicizie comuni. Certamente è una buona scuola e serviva una realtà simile nella nostra regione, è una bellissima realtà e c’è un bellissimo ambiente, i ragazzi sono davvero motivati. Unica osservazione ma non rivolta solo ad Accademia Chefs ma anche a tutte le scuole che si occupano di formazione nel mondo del food, è che secondo me, bisognerebbe seguire i ragazzi anche dopo la scuola, quando iniziano ad affrontare il mondo del lavoro: è proprio questo il momento in cui hanno bisogno di un supporto e di un aiuto maggiore.

 

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