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08
Nov

Le 3 cose da sapere se cerchi lavoro nella ristorazione

Ciao, se sei qui è perché almeno una volta hai pensato che il tuo futuro lavoro potrebbe essere nel mondo della ristorazione e della cucina. Se è così ci sono 3 cose che devi assolutamente sapere per trasformare la tua passione in professione. 

Preparati ad una lettura un po’ lunga dove affronteremo i seguenti 3 punti nel dettaglio.

  1. perché lavorare nella ristorazione è un lavoro “sicuro”
  2. perché non ci si può più improvvisare
  3. perché è importante pianificare la propria formazione

Sei pronto?

1. È UN LAVORO “SICURO”

Cominciamo dalle cose belle: in Italia la richiesta di personale è alle stelle.

Non ci credi? Lascia he ti mostriamo qualche dato.

Dal 2008 al 2015, nonostante la crisi, il settore ha registrato 96.000 nuovi addetti, senza considerare gli stagionali e gli occasionali che sono davvero tanti (figurati che in Italia ogni primavera aprono per 6 mesi oltre 80.000 attività ristorative…).

E non basta, solo il primo trimestre del 2017 ha fatto registrare un’importante ripresa pari al +13,5% come ci dicono Istat, Inps e Ministero del lavoro nella nota trimestrale congiunta sulle tendenze dell’occupazione.

La richiesta di addetti alla Ristorazione è in costante aumento da anni, ma i professionisti NON bastano a coprire la richiesta.

I numeri fanno impressione: infatti ben 200 mila annunci di lavoro vanno a vuoto.

Mancano all’appello Pizzaioli, Cuochi, Pasticceri, Gelatai artigianali, Barman, così come mancano anche camerieri professionisti.

Ce lo dicono le realtà direttamente coinvolte nel settore quali le associazioni di categoria come la Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi)-Confcommercio, e lo riscontrano anche tutti i sondaggi del primo trimestre 2017 a cura dell’Ente di Ricerca AIC effettuata su 4500 esercizi a campione in Italia.

La ristorazione poi oggi garantisce un lavoro “sicuro” se contiamo che quasi 8 lavoratori su 10 (76%) hanno un contratto a tempo indeterminato.

In tempi di crisi occupazionale per i giovani, ma anche per i meno giovani, il settore della ristorazione professionale cerca queste figure e i trend indicano chiaramente che per molti anni a venire ci saranno molti posti di lavoro assicurati.

Allora come mai così tanta richiesta non riceve risposta?

 

2. NON CI SI PUÒ PIÙ “IMPROVVISARE”

Se hai già mandato curriculum a ristoranti, pizzerie, mense senza mai ricevere risposta, se non negativa, sai di cosa stiamo parlando. Ma analizziamo il perché questo succede.

Nel settore culinario la pratica è forse l’unico modo di poter imparare veramente un mestiere: la pratica e l’esperienza sono il 90% del professionismo sul lavoro.

Ma, a causa di alcuni abusi dell’utilizzo del tirocinio, o stage, l’Italia e le varie regioni hanno adottato una politica di obbligo di remunerazione minima del tirocinio, alzandola di parecchio.

Questo da una parte ha sicuramente limitato gli abusi, ma allo stesso tempo ha ucciso la pratica dell’Andare a Bottega (che pure ha contribuito negli anni a creare centinaia di grandi professionisti).

Difficile oggi che una pasticceria o un ristorante o una pizzeria prendano in “stage pagato” un aspirante cuoco, pasticcere o pizzaiolo.

Il motivo? Semplice, per il ristoratore i conti non tornano! Un ristoratore è un imprenditore che decide di investire su di te (dandoti uno stipendio) se questo porta un vantaggio per la sua attività.

Questo è un esempio di cosa pensa uno dei tanti intervistati da professionechef.it e che probabilmente ha cestinato il tuo curriculum:

“Uno stagista..viene che non sa niente, gli devo dedicare molto del mio tempo e risorse, non è responsabile degli errori che genera per inesperienza, spesso rallenta tutta la produzione, gli insegno il mestiere e in più lo devo anche pagare?!“.

Difficile rispondere a questa logica schiacciante (dal punto di vista del datore di lavoro, ovviamente).

Allora come si impara il mestiere oggi?

 

3. LA PASSIONE NON BASTA PIÙ, BISOGNA STUDIARE!

La passione è fondamentale per fare questo mestiere (che è un mestiere duro, ricordalo), ma lo studio è diventato indispensabile: tutto parte dalla formazione, da una competenza riconosciuta e dal poter dimostrare di aver avuto una qualche esperienza lavorativa nel settore (fosse anche un tirocinio o “la stagione”).

Ricorda che, come abbiamo detto prima, un imprenditore investirà su di te SOLO se questo porterà vantaggio alla SUA attività.

Ok, quindi che corso di cucina devo fare?

Aspetta, la risposta non è così semplice: in “cucina” i lavori sono tanti e le opportunità ancora di più, per questo, come prima cosa, devi capire qual’è il tuo vero obiettivo e pianificare la migliore strada per raggiungerlo.

Lavorare nella ristorazione non vuol dire necessariamente diventare Chef (lo spieghiamo meglio più avanti), ci sono tanti mestieri e tanti sbocchi ed è bene che tu capisca sin da subito quali sono le tue inclinazioni e le tue aspettative e quanto sei disposto ad investire (in tutti i sensi).

Ti piacerebbe aprire un tuo locale? Vorresti entrare a far parte di una brigata di cucina in un ristorante stellato? Vuoi stare a contatto con le persone, creare cocktail o diventare un esperto di birra? Ti vedi come un abile Sommelier, oppure vuoi semplicemente approfittare della tua esperienza di cuoco casalingo per lavorare in una mensa, o in una pizzeria?

Ci sono diverse strade che puoi seguire, tutte più o meno lunghe, ma la cosa peggiore che puoi fare è saltare da un corso all’altro, da un’esperienza all’altra senza aver chiaro il tuo percorso personale!

Capirlo non è facile, ma oggi vogliamo condividere con te un piccolo segreto che abbiamo scoperto in anni di esperienza.

Esistono 3 profili “base” per chi vuol fare questo lavoro, ognuno dei quali può indicarti quale percorso seguire.

Te li presentiamo con degli esempi (sono storie vere di nostri studenti):

FUTURO CHEF – Dalila è una giovane ragazza che ha abbandonato gli studi universitari e la sua regione natale (la Puglia) per seguire la sua passione. Una volta conseguito il diploma da Aiuto Cuoco lo ha utilizzato per trovare lavoro nella cucina di un Hotel reinvestendo tempo e denaro su se stessa per proseguire il proprio percorso formativo da Chef Gourmet con l’obiettivo di costruirsi una solida carriera in cucina.

INTRAPRENDENTE – Miluzka è una mamma che ha alle spalle una solida esperienza in cucina, lavorando come aiuto cuoca nella cucina di uno chalet ristorante. Ha deciso di accrescere la propria professionalità e di trovare il modo di dedicare più tempo alla famiglia seguendo un corso da Chef per migliorare la propria posizione lavorativa. Dopo aver conseguito il diploma  ha facilmente trovato lavoro come cuoca in una mensa scolastica.

IMPRENDITORE – Daniele ha fatto per 32 anni il rappresentante. Con l’arrivo della crisi ha deciso di reinventarsi e mettere a frutto la sua passione ed una casa in campagna di proprietà. Ha conseguito il diploma di Aiuto Cuoco e ha trasformato la sua casa in campagna in Home Restaurant, con ottimi risultati.

Potremmo continuare (anche perché il 90% dei nostri studenti trova lavoro), ma credo che tu abbia capito come funziona.

Se vuoi scoprire il tuo profilo professionale abbiamo creato un piccolo questionario che può aiutarti verso la costruzione del tuo percorso personale. Lo trovi qui

Vogliamo darti qualche ultima dritta:

CUOCO E CHEF NON SONO LA STESSA COSA!
Ultimamente chiunque si cimenta ai fornelli usa questo nome. Spiace deluderti ma chef non è sinonimo di cuoco. Chef è il capo della cucina, colui che comanda una brigata, decide i menù, le ricette e gestisce le ordinazioni. Chef non è soltanto sinonimo di persona brava ai fornelli ma definisce anche le sue capacità gestionali e organizzative.

La cucina è organizzata su scala gerarchica con lo chef (o executive chef) al vertice e a seguire sous chef, capopartita e poi i vari cuochi addetti alle relative postazioni fino ai commis e ai plongeur. Fregiarsi del titolo di chef dunque, oltre che etimologicamente scorretto è anche senza senso in quanto non significa “supercuoco”.

ACQUISIRE LE BASI È FONDAMENTALE!
Sapere tutto di sferificazione, gelificanti e spume senza essere capaci di fare un arrosto farà di te un cuoco dalla vita professionale breve. Le mode passano, la cucina si evolve ma senza solide basi di partenza e una radicata conoscenza degli ingredienti sarà dura tenere il passo.

Si dice che la cucina sia scienza e conoscenza, studio e sacrificio. E’ così: non è un piatto ben riuscito ma la capacità di controllare il risultato finale in ogni situazione. La scuola è l’inizio, poi vengono libri, aggiornamenti, studio dei colleghi, assaggi e la ricerca di nuove materie prime in un percorso che non termina mai.

LAVORARE IN CUCINA È SACRIFICIO
Non ci crederai, ma a volte saper cucinare passa in secondo piano. Allo chef di un ristorante viene richiesta organizzazione mentale e del lavoro. Gestire un servizio alla carta con decine di portate diverse ordinate in tempi differenti non è semplice. Lo stesso vale per il servizio di sala. I turni di lavoro sono lunghi e ricorda che sarai al lavoro mentre i tuoi amici si divertono o vanno in vacanza. Valuta bene se hai abbastanza passione per rinunciare a una vita da persona “normale”.

E’ vero che diventare cuoco o pizzaiolo o pasticcere o gelataio o cameriere sia impegnativo, ma è anche vero che sono lavori dove regna molta creatività e soddisfazione, non solo in termini economici. Solo per fare un paragone, fare il pizzaiolo professionista, anche con le prime buste paga, si equipara come guadagno ad un operaio di catena di montaggio. Quale sia il lavoro più creativo e soddisfacente lo lascio decidere a te.

È UN LAVORO DIFFICILE, MA BELLISSIMO!
Il sorriso che compare sul volto di una persona dopo il primo boccone, i complimenti, la creatività, l’adrenalina sono fattori che spesso fanno passare in secondo piano stanchezza e ossa doloranti. E’ un mestiere che ti completa, più che “fare lo chef” arrivi al punto di “essere uno chef”.

Passi anche il tempo libero a parlare di gamberi e carbonare, buona parte dello stipendio se ne va in libri di gastronomia e ti scegli gli amici tra gli appassionati di cibo. Non fare questo mestiere perché va di moda, tanto meno perché ti piace ciò che vedi in tv. Sceglilo solo se ami il cibo in ogni sua forma e ti assicuriamo che “non lavorerai” un solo giorno della tua vita!

Se dopo questa lunga lettura vuoi conoscere il tuo profilo professionale, compila il nostro questionario. Ci vediamo dall’altra parte!

 

16
Giu

LA MICRO CUCINA: LA CUCINA IN MINIATURA DI LUCA MONTERSINO

GIOVEDÌ 19 OTTOBRE 2017 IL GRANDE RITORNO DI LUCA MONTERSINO AD ACCADEMIA CHEFS
CON IL NUOVO MASTER “LA MICRO CUCINA: LA CUCINA IN MINIATURA DI LUCA MONTERSINO”

Il Master avrà una durata di 5 ore interamente dedicate alla MICRO CUCINA: tutto per aperitivi, buffet, happy hours, finger food, rinfreschi, feste…il tutto curato nei minimi dettagli dal Maestro Pasticcere Luca Montersino per passare piacevoli ore in compagnia dei nostri amici…

Scopri di più

24
Dic

La cucina come forma d’arte

La cucina è una forma d’arte o l’arte si esprime in cucina? La domanda forse poco importa, l’essenziale è la risposta e, comunque, l’abbinamento di cucina e arte. Entrambe sono espressione della parte più creativa dell’emozione umana, che si sostanzia in un elaborato armonico ed esteticamente “bello” che, nel caso della cucina, si accompagna anche al “buono”.Continua a leggere…

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